Anticamente questa piazza era il luogo dove si svolgeva la vita commerciale del paese.
In questa piazza pulsava il cuore della Mesagne medievale ed era denominata “la piazza delle foglie o dei fogliami” perché qui si svolgeva il mercato della frutta e della verdura, ma con molta probabilità in questo luogo venivano commercializzate anche altre mercanzie tipiche del territorio mesagnese come cretaglie, pelli ecc. e’ opportuno ricordare che Mesagne godeva di un fiorente commercio grazie al fatto che occupava geograficamente un punto strategico, equidistante dai grossi centri urbani, ma soprattutto perché era sulla direttiva che da Bari conduceva a Lecce, capoluogo di Terra d’Otranto. A testimonianza dell’importanza commerciale avuta nei secoli scorsi da Mesagne citiamo l’antico sbocco che aveva sul mare con il porto di “Guacito” oppure le varie fiere che si svolgevano durante il periodo dell’anno, se ne ricordano ben quattro.
Sulla “piazza dei fogliami” si affacciavano importanti edifici, pubblici e privati, fra questi l’antico Ospedale del Monte di Pietà attivo già sul finire del XVI secolo (i documenti ne attestano la presenza già intorno alla metà del 1550).
Del vecchio Ospedale ancora oggi possiamo osservare alcune testimonianze inserite sulla facciata del vecchio edificio posto sul lato orientale della piazza: lo stemma dell’Università di Mesagne ed un cartiglio riportante la scritta: HOSPITIUM PAUPER.

Questa piazza era nel “vicinato di Santo Nicola dell’Abbadessa” perché qui vi era una chiesa dedicata al Santo di Mira. La chiesa di S. Nicola fu dismessa nel 1665 insieme ad altre quattro chiese dislocate nel centro storico: del SS. Salvatore, di S. Biagio, di S. Giovanni e di S. Stefano nel 1665 perché vetuste e per recuperare i conci da utilizzare nella costruzione della nuova Collegiata .
L’area su cui sorgeva la chiesa di San Nicola fu in parte ceduta nel 1663 da don Francesco Verardi, il quale godeva del beneficio annesso all’antica chiesa, a Geronimo Baccone che provvide a costruire un palazzo ed alcune botteghe sottostanti.
In una dichiarazione resa davanti al notaio Giuseppe A. Luparelli il 28 maggio del 1695 da Marcello Baccone, si legge: <<…come sin dalli 13 febbraio del 1663 il quondam cantore dottor Francesco Verardi allora beneficiato del beneficio di Santo Nicola mediante assenso dell’Arcivescovile Curia di Brindisi concesse in enfiteusi perpetuo al quondam Geronimo Baccone avo d’esso Marcello un loco vacuo, et altro murato, dov’era stata la chiesa di Santo Nicola nella pubblica piazza delli fogliami di detta terra per annuo canone, seù censo enfiteutico d’annui carlini dieci(…) e promise fabbricare e migliorare detto luogo>>
Successivamente alla dismissione dell’antico luogo di culto i locali furono utilizzati per la realizzazione di un trappeto detto appunto di San Nicola e l’ingresso era dall’attuale corte dei Mingolla. Questo trappeto risultava abbastanza esteso (così come si può osservare dalla pianta allegata) e sicuramente aveva un’altra uscita su Vico Morranza. La presenza di questo trappeto è documentata da molti documenti di archivio e risulta essere stato sempre di proprietà feudale.

Originariamente questa piazza non era come si presenta oggi ai nostri occhi, ma risultava molto più angusta, a causa delle mutate esigenze e per far fronte al crescente numero di abitanti, nel 1863 la civica amministrazione decise di ampliarla facendo abbattere due piccoli fabbricati addossati ai numeri civici 49-51. Successivamente, nel 1893, si rese necessario un ulteriore ampliamento e fu abbattuto un altro fabbricato adiacente ai numeri civici 67-69 e 71.
Sul finire del 1600 Mesagne aveva all’interno della cinta muraria tre piazze: una detta dei nobili, l’attuale piazza IV Novembre o “Lu Sitili”, antistante la Chiesa Matrice; l’altra fu chiamata del Principe, ossia piazza Orsini del Balzo, mentre la terza era appunto la piazza dei Fogliami antistante il cinquecentesco palazzo dell’Ospedale, questa piazza veniva chiamata anche piazza del popolo, in quanto frequentata prevalentemente dal ceto medio.
Dai vari catasti ed in particolare quelli del 1590 e del 1626, è stato possibile rilevare la densità abitativa presente nel vicinato di Santo Nicola della Badessa, risultando fra i più popolati dell’intero centro storico del paese. Si rileva inoltre la presenza di diverse attività artigianali e commerciali, come molini, trappeti, spezierie, poteghe.
In un atto del notar Antonio Simeone, datato 21 aprile del 1557, donna Elisabetta Malvindi dona all’Ospedale di Mesagne, rappresentato dall’Archipresbiterio D. Luca Antonio Resta, un cellaro ed un palazzo vicino all’eccellentissimo vicinato di San Nicola con varie clausole di restauro.
Nel testamento del reverendo D. Jacobo Antonio Dello Monaco del 20 febbraio del 1691 si cita: l’abitazione di esso reverendo D. Giacomantonio Dello Monaco.
Andando ad indagare nei vari documenti a disposizione, questi hanno permesso di poter formulare delle ipotesi in merito alla destinazione originaria dei locali attualmente in uso della trattoria-pizzeria “Il Paiolo magico”.
Certamente, grazie anche alle testimonianze documentali, si potrebbe ipotizzare che erano questi i locali poc’anzi citati e che successivamente diventarono di proprietà della Marchesal Casa, cioè del feudatario, ed utilizzati come li troveremo descritti nei successivi documenti che furono redatti nei vari passaggi di proprietà. Il Regio Tavolario Pietro Vinaccia nel 1731 quando effettuò l’Apprezzo del Feudo di Mesagne, scrive: <<…Possiede detta Camera Baronale il trappeto nominato di San Nicola con magazzino sopra il quale sta situato in un vicolo, che non spunta costo del Venerabile Ospedale confinante col detto vicolo, da destra con case e giardino del magnifico Vincenzo Storni, da sinistra con case di Pietro Capodieci, e da dietro con cellaro del Reverendo Capitolo. Consiste il medesimo al piano del sudetto vicolo in una porta, per la quale calando con una tesa di otto scalini si trova un basso terranno coverto a lamia con macina nel mezzo, e tre torchi da premer l’olive, e mangiatoia per due animali, che servono al sudetto trappeto….>>
Più interessante, sotto l’aspetto descrittivo, risulta essere l’inventario redatto dal notar Silvestro Stasi di Latiano nel 1816 alla morte del marchese Vincenzo Imperiali, al capo Vigesimo quarto, si legge: Una cantina, tre archi di essa sono a tetto, ed altri tre a volta, sita dentro l’abitato di Mesagne, nella strada detta la Piazza, confinanti da tramontana lo Spedale, da scirocco il canonico D. Francesco Rini, e da levante e ponente strade, nel primo arco di essa ci sono numero sette botti in ordine, della capienza di barili quarantasei – due di esse, e l’altri cinque tutte della capienza di barili centocinquataquattro; al secondo arco vi sono tre altre botti in ordine, di barili cinquanta l’una, dietro di detto arco ci sono altre cinque botti mezzane della capienza tutte di barili centosettanta, e ci sono un tino usato di circa barili otto.
Nell’archetto a volta ci sono altre cinque botti in ordine, della capienza tutte di barili centocinquanta – ed esiste una porta vecchia, che corrisponde alla strada dello Spedale, nell’altro arco a volta ci sono altre quattro botti in ordine, che sono della capienza di barili trenta l’una, e nell’ultimo arco a volta ci sono altre sette botti in ordine, della capienza tutte queste di barili duecentodieci, tutte situati sopra pezzi di carparo [… ]con due porte, una delle quali esce alla strada detta dello Spedale, e l’altra alla strada della Piazza.
Una ulteriore conferma, per l’individuazione dei locali utilizzati per ospitare “Il Paiolo magico” ci viene data dalla lettura di un altro inventario redatto questa volta dal notar Tommaso Maria Capodieci di Mesagne nell’anno 1821 quando parla del cellaro attaccato al trappeto di San Nicola, il quale così lo descrive: in parte a tetto e parte lamiato, quasi dirupo, con dentro ventuno botti vecchie per porvi vino. Vi è anche un pozzo di acqua sorgiva.
Possiamo quindi supporre che questi antichi locali cinquecenteschi erano utilizzati come cellaro, ossia una piccola cantina.
Nel 2005 ad opera di Angelo Profilo negli antichi ambienti del cellario si instaura una attività enogastronomia divenuta in brevissimo tempo punto di riferimento regionale della cucina tipica mediterranea.
Nei cinquecenteschi ambienti ritorna il cibo ed il vino autoctoni di Mesagne. Una cucina raffinata che Angelo Profilo offre ai suoi numerosi clienti all’ombra dell’antica piazza delle Foglie oggi divenuta piazza Criscuolo. Molto caratteristica è la sua architettura e le nicchie in carparo che il ristoratore ha abbellito con bottiglie di vino e fiori tipici.
Ma all’interno del “Il Paiolo magico” è possibile ammirare, attraverso delle botole coperte da cristalli, le antiche cisterne di vino ed il pozzo di acqua sorgiva.
Il “Il Paiolo magico” si trova nel cuore della città barocca a pochi metri dalla Collegiata, dal castello Normanno-Svevo e dal parco archeologico urbano. Mixare un ottimo pranzo ad un tour turistico per le antiche e sinuose vie di Mesagne è una circostanza più che speciale daccelo unica.
